Gioia Panozzo è una signora veneziana di 59 anni. La vita sembrava essere stata decisamente generosa con lei. Buona famiglia, laurea, una professione gratificante, un matrimonio felice, due figlie. Che avrebbe mai potuto desiderare di più? Improvvisamente, quando gioia ha 38 anni, la grande drammatica svolta: un incidente d'auto le porta via in un colpo solo marito e figlia maggiore.
Questo evento terribile ha l'effetto dirompente di un "bulldozer" sulla sua esistenza, spazzando via ogni motivazione, spegnendo ogni entusiasmo.
Dice Gioia: "La mia vita era sepolta sotto un cumulo di macerie. Non riuscivo più a concentrarmi sul lavoro, così abbandonai la mia attività di biologa. Non potevo nemmeno più comunicare con mia figlia minore che si sentiva sempre più sola e abbandonata. Nè mia madre, nè gli amici, nè le mie sorelle riuscivano a scuotermi dal torpore: ormai volevo soltanto raggiungere mio marito e mia figlia maggiore".
La vita sembra prendere Gioia in parola, la quale, come assai spesso si verifica in questi casi, si ammala gravemente di cancro: i medici le danno ormai solo pochi mesi di vita. "Sul momento mi rassegnai" racconta Gioia. "Anzi, ero quasi sollevata, in quanto lasciare questo mondo rappresentava la soluzione migliore. Tuttavia, un bel mattino, come mi svegliai, mi scoprii a riflettere: la malattia, in fondo, era stata causata da me stessa, dal mio rifiuto per la vita. Tutto il mio soffrire non mi avrebbe certo restituito nè mio marito nè mia figlia, che diritto avevo di suicidarmi a quel modo? E mia figlia minore che aveva appena nove anni?"
"Non meno chiaro mi fu il fatto che, se mi fossi assunta la responsabilità della mia vita, la guarigione sarebbe venuta di conseguenza. Non potevo e non dovevo seppellirmi nel mio dolore: in me sorgeva una prepotente voglia di vivere e amare!"
Detto fatto: alla guarigione dell'anima segue puntualmente la guarigione del corpo, malgrado ogni funesta previsione.
Gioia, forte della sua esperienza, trova l'energia per dare un significato del tutto nuovo alla sua esistenza, trasformando il suo dolore in amore. Fonda addirittura una nuova università in Brasile e a Verona un centro a livello internazionale, finalizzato a studiare e insegnare le potenzialità di guarigione di cui è dotato il nostro spirito. (Marino Parodi)
Oggi Gioia è una donna che fa veramente onore al suo nome ed io ho avuto il grande piacere di conoscerla personalemente e sentirla parlare lo scorso inverno ad una conferenza: è una persona straordinaria che comunica energia e voglia di vivere. La sua esperienza sembra sfatare pericolose leggende che godono ampio credito nella nostra società e dichiara senza mezzi termini: "A quanti sono stati colpiti da lutti che sembrano capaci di stroncare ogni voglia di vivere, in particolare ai genitori che si trovano ad affrontare la morte di un figlio: anche da questo dolore si può guarire, purchè lo si voglia fino in fondo, grazie alle straordinarie e spesso sconosciute risorse di cui siamo dotati".
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